Il Vetro

“il vetro non può riuscire in
nissun altro luogo del mondo…
in quella perfettione e bellezza
che si fa in detto Murano”.
(Leonardo Fioravanti
“Specchio di Scienza Universale”)

L’ arte del vetro nella storia

Per secoli il vetro ha stimolato la curiosità di chiunque venisse in contatto con tale materiale e pare che la sua origine antica risalga addirittura all’ età del ferro.
Secondo la leggenda tramandata da Plinio il Vecchio nella “Naturalis Historia”, la scoperta del vetro sarebbe avvenuta in maniera del tutto accidentale per merito di alcuni naviganti fenici, anche se alcuni reperti archeologici furono trovati in Medio Oriente attorno al 3.000 a.C.
In passato, dunque, il vetro era conosciuto in Egitto e a Roma ma l’arte vetraria raggiunse il suo più alto grado di perfezione a Venezia dove si lavorava a partire dal IX secolo.
Qui si praticava soprattutto l’ arte del mosaico, che i veneziani ereditarono dai bizantini, ma già dal X secolo si cominciò a passare dalla lavorazione degli smalti musivi a quella dei vetri soffiati.
Nel secolo XII il vetro era un’ attività manifatturiera ben organizzata.
Nel novembre del 1291 il Maggior Consiglio tramite un decreto legislativo impone la distruzione delle fornaci sancendo la loro concentrazione nella vicina isola di Murano.
In questa isoletta, dedicata quasi unicamente alla vetraria, si fabbricavano soffiati di uso comune come recipienti da tavola e vetri piani incolori e colorati per fanali e finestre, mentre continuava anche la preparazione di smalti e tessere musive.
Nel ‘400 si intensifica la produzione di prodotti soffiati nello stampo di forme di ogni genere infatti la lavorazione del vetro comincia ad evolversi fino a raggiungere il suo massimo nei secoli XV e XVI con l’ invenzione del vetro cristallo, ad opera di Angelo Barovier, e, più tardi, della filigrana.
Nel ‘600 il vetro si diffonde anche all’ estero dove vi è una produzione di vetri alla “façon de Venise” e nel secolo successivo la concorrenza per la moda del “cristallo boemo” era una minaccia per i vetri muranesi.
In quel periodo, in una fornace di Murano, si scoprì casualmente anche la pasta vitrea “avventurina” chiamata così perché la sua incerta e difficile riuscite era proprio un’ avventura.
Dopo la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797 ad opera di Napoleone, l’industria del vetro subì un declino fino ad essere rilanciata a partire dalla metà del XIX secolo.
Oggi tra alti e bassi i muranesi cercano di preservare quest’ arte millenaria tramandata di padre in figlio nelle fornaci con le stesse tecniche e gli stessi segreti.
Il XX secolo comincia a murano con nuovi processi di lavorazione del vetro di foggia moderna.
Dopo l’interruzione dovuta alla prima guerra mondiale, le fornaci ripresero la produzione adottando uno stile essenziale e funzionale e subito dopo la guerra iniziarono le collaborazioni tra artisti e fornaci.
Si distinsero Ercole Barovier e Giulio Radi per l’ uso di coloranti metallici e Alfredo Barbini che modellò a caldo una serie di sculture.
Il vetro oggi viene ancora prodotto in ambito artigianale e girando per le vie è possibile trovare botteghe che mostrano semplici lavorazioni.
La nostra fabbrica, fondata da Giuseppe Furlan nel 1962, è proprio una di quelle.
La fornace è situata all’ interno del Palazzo Cappello del quale però oggi rimangono pochi resti infatti la facciata principale, che poggiava su di un porticato che si apriva lungo la sponda del canale, venne demolita all’ inizio del XIX secolo.
Il maestoso cortile è scomparso lasciando soltanto qualche arco murato e una vera da pozzo sepolta nel terreno con lo stemma di casa Cappello.
Il palazzo infatti fu della famiglia di Bianca Cappello  la quale ha ospitato nel luglio del 1574 Enrico III di Francia.
I maestri vetrai più distinti vollero accompagnare il Re in una barca foggiata a mostro marino con il ventre infuocato come una fornace intorno alla quale si lavoravano eleganti oggetti di vetro.
L’arte di lavorare il vetro appariva allora come oggi come un arte nobile.